Signor Presidente.
Sono una ragazza sarda che vive in Gran Bretagna.
Mi rivolgo a Lei chiamandola Presidente perché per me resta comunque “Il Mio Presidente” ed è per me, ad oggi, ancora una persona in cui confido .
So che ama la nostra terra e si è battuto per la Sardegna e per questo presumo che capirà il motivo di questa mia lettera.
Non le scrivo per parlare di me, del mio lavoro o del mio futuro, perché io per ora ho scelto, nonostante la mia giovane età, di fare una esperienza lavorativa e di vita fuori dalla Sardegna.
Le scrivo perché per la prima volta, da persona matura, vengo a contatto con i problemi che si trovano ad affrontare tanti altri giovani come me che hanno fatto scelte differenti dalla mia. E non solo giovani, ma anche persone adulte, padri e madri di famiglia.
Problemi che anche la mia famiglia ha dovuto affrontare essendo mio padre operaio in una fabbrica che ha chiuso anni prima che lui andasse in pensione lasciandolo senza lavoro, ma che io ho percepito relativamente essendo molto piccola all’epoca.
Mi riferisco alle persone che hanno scelto di stare vicine alle loro famiglie, per costruire il loro futuro nella nostra terra, nonostante la precarietà del lavoro e i grandi sacrifici che spesso sono necessari.
Parlo della triste situazione che stanno affrontando ora 1000 dipendenti dell’ ALCOA.
Quasi un anno fa io, mia sorella ed altre due persone conosciute su un social network (Twitter) abbiamo creato “per gioco” un hashtag: #SardinianConnection.
Probabilmente lo spunto è nato dal fatto che noi sardi quando ci troviamo in territorio “alenu” vogliamo a tutti i costi sentirci parte di un “gruppo”, di una famiglia, per attenuare quella nostalgia di casa che ci portiamo tutti dentro, in un modo o nell’altro.
Con il passare dei mesi la Sardinian Connection è diventato esattamente questo, una rete di collegamento tra sardi che vivono in tutte le parti del mondo, una famiglia virtuale che lega persone che non si conoscono, ma che si sostengono a vicenda con i mezzi che hanno a disposizione. Ad oggi siamo arrivati a più di 200 contatti e ogni giorno tante persone si aggiungono a noi. E la cosa bella è che non partecipano solo sardi ma anche persone da ogni parte del mondo che amano la nostra terra e vogliono condividere con noi le loro esperienze attraverso questo hashtag.
La Sardinian Connection è gestita da chiunque voglia contribuire ogni giorno con tweets riguardanti la nostra terra e non solo.
C’è chi i tweets li usa per fare informazione, chi per raccontare antiche leggende, chi parla di tradizioni, chi per consigliare viaggi, chi ci informa del meteo, della situazione nelle strade e c’è chi scrive in sardo, la nostra lingua, per diffonderla e farla conoscere.
La Sardinian Connection mi sta facendo riscoprire le mie origini, la mia storia e tutto quello che andrebbe insegnato nelle scuole e io personalmente ho ignorato per anni e che, grazie ad un social network semplice da usare, sto imparando ora in modo divertente.
Quando penso alla Sardinian Connection mi vengono in mente le sue parole, che provo a riportare:
“S’anti fattu sturiai d’ogna cosa, d’ogna dettaliu de sa cultura de is attrus e mancu unu fueddu a suai de custa cultura. Seu deppiu diventai pru mannu po sxii ca ci fura poesia, ca ci fura letteratura, chi ci fiara genti chi ari scrittu cosas bellas che rigardanta no attras terras, attrus paesaggius, attros ominis e attras femminas, ma genti chi ari scrittu cosas bellas a pizzu de nosas tottus”.
Caro Presidente, il 22 gennaio la Sardinian Connection compie un anno, e mentre mi ritrovavo ad organizzare le feste che si svolgeranno in varie parti del mondo, ho letto questa frase: “Mi ha detto Daniele che non verrà.. Lavoratore Alcoa, si deve difendere il diritto al pane quotidiano..”
Tutto l’entusiasmo di celebrare quella che è per me una delle poche cose che sono orgogliosa di aver realizzato fino ad ora, è passato.
“Si deve difendere il diritto al pane quotidiano”
Queste parole rimbombavano nella mia testa e mi sono bloccata, quelle parole hanno fatto crescere in me un senso di colpa per l’indifferenza verso quello che sta succedendo alla mia gente.
Perché saremmo degli egoisti, io per prima, se pensassimo noi “Sardi Uniti” di poter festeggiare il compleanno della Sardinian Connection quando alcuni membri stessi si trovano in una situazione del genere.
Alla fine ho risposto al messaggio con: “Che cosa brutta, mi chiedo se la Sardinian Connection possa fare qualcosa per questa situazione!”
Signor Presidente le scrivo perché, essendo una dei quattro fondatori di questa famiglia, mi sono sentita in dovere di far qualcosa, anche se é un semplice gruppo di persone, nato per caso, senza obblighi.
Quando mi sono chiesta cosa la Sardinian Connection potesse fare per i suoi stessi componenti, per i lavoratori dell’ALCOA, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata far sentire la nostra voce.
Cercheremo anche altri modi per aiutare questi “sconosciuti di famiglia”, ovviamente con i pochi
mezzi a nostra disposizione, ma abbiamo bisogno di Lei per far sentire la nostra voce. Abbiamo bisogno di un altro sardo che entri a far parte della famiglia di persone che non si conoscono, che abitano a chilometri di distanza l’uno dall’altro, che non sono amici, non sono parenti, che forse non si incontreranno mai ma che si prendono cura gli uni degli altri come possono.
La Sardinian Connection è anche, e forse sopratutto, questo. Non solo parole malinconiche su quanto sia bella la nostra isola.
E mi chiedo, perché noi che siamo delle semplici persone, unite da qualcosa che neanche noi sappiamo di preciso cosa sia, vorremo far qualcosa, renderci utili, mentre i politici che sono pagati per garantire il bene della propria gente, sono così indifferenti? Forse perché i soldi li hanno già?
Perché le loro famiglie hanno già un tetto e del cibo assicurato? Anche io ho queste cose, se pur modestamente, ma non chiedo di più perché sono felice ugualmente. Tuttavia non riesco però a stare in pace con me stessa sapendo quello che succede ad altri come me, che, per qualunque sia il motivo, si trovano ancora oggi nelle stesse condizioni in cui si é trovato mio padre, operaio, per ben 3 volte.
Signor presidente mi rivolgo a lei che ha sicuramente più “voce” di noi, le chiediamo il suo aiuto perché deve pur esserci una soluzione per questi 1000 operai che si trovano senza lavoro, con delle famiglie da mantenere.
Anche per la Sardinian Connection vale il detto:” Chentu concas e chentu berrittas” ma se rimaniamo uniti, le tante idee diverse a qualcosa porteranno, e ci serve qualcuno che ci ascolti e ci sostenga.
Fiduciosa di una sua partecipazione, Le porgo
Cordiali saluti